OTUS CONCLUDE L’ANNO PRESENTANDO UNA BEST BITTER ALE

OTUS CONCLUDE L’ANNO PRESENTANDO UNA BEST BITTER ALE

L’anno brassicolo di OTUS ha un finale dal gusto amaro, ma è un amaro che piace.

OTUS ha chiuso la produzione del 2019 con la distribuzione in fusti di due birre speciali riservate ai clienti più affezionati. Una di queste è classificabile come Best Bitter Ale ed è caratterizzata dagli aromi unici di un luppolo selvaggio la cui coltivazione è ancora in fase sperimentale. Un prodotto intrigante per chi ama la birra artigianale, piacevole fin dal primo sorso.

Il mastro birraio di OTUS, Alessandro Reali, racconta così l’ultima creazione del birrificio artigianale di Seriate: “Sono partito dalla consueta ricetta per la produzione delle Best Bitter poi ho imboccato un percorso più avventuroso: il lievito è quello classico inglese, ma per la luppolatura ho scelto di utilizzare HBC 472 Neomessicano che conferisce aromi unici di fiori, legno, terra e cocco. HBC 472 nasce dall’unione di un luppolo selvaggio americano con una specie derivata dal luppolo neomessicano Sorella di Sabro. La sostanziosa miscela di malti Maris Otter, Crystal,Aamber e Golden Naked Oats bilancia la luppolatura con note morbide e biscottate”.

La birra si presenta limpida con un bel colore biondo dai riflessi ambrati e una schiuma bassa e persistente; il bouquet è ricco e aromatico, il grado alcolico è contenuto [4,2% alc.] e in bocca ha un effetto rinfrescante. Il gusto è intrigante e sempre piacevole. L’abbinamento ideale è un bel piatto di pollo al curry. Va servita fresca ma non fredda. 

Le amare d’oltremanica.

Le Bitter sono un’eccellenza brassicola della Gran Bretagna dove sono considerate liquid dinner e consumate in grande quantità, al punto che in Inghilterra sono seconde solo al the. Le Bitter odierne hanno una gradazione alcolica relativamente bassa che spazia dai 3 ai 5 gradi, ma in origine erano più forti, prodotte con malti moderatamente tostati e classificate come Pale Ale. La produzione si è poi evoluta nel corso del Novecento e fino ad oggi in direzione di una birra piacevole, vivida e frizzante, da bere fresca. L’amaro (bitter in inglese) rimane importante, profondo, ma non invasivo.